Human Highway presenta una nuova ricerca quanti-qualitativa, realizzata come contributo empirico di un progetto accademico in collaborazione con il Programma Executive in Sustainability & Impact Leadership di POLIMI Graduate School of Management e successivamente applicato a The Place of Wonders, che analizza l’evoluzione del concetto di sostenibilità e il suo posizionamento nel contesto attuale.
Sostenibilità oggi: oltre il “green”, verso un valore sistemico
Oggi la sostenibilità sta attraversando una fase di rallentamento e ripensamento: da un lato, pesano alcuni fattori di contesto che ne stanno riducendo la centralità — il minor presidio istituzionale su questi temi in alcuni scenari internazionali, la crescente preoccupazione per la sicurezza energetica e il costo della vita, e la complessità stessa della transizione ecologica, che spesso appare difficile da sostenere nel breve periodo; dall’altro, questo momento di minore pressione sulle aziende sta favorendo una maggiore maturità del dibattito, spingendo organizzazioni e comunità a superare approcci superficiali e a orientarsi verso modelli più autentici, misurabili e radicati nei territori.
E’ sulla base di queste premesse che abbiamo realizzato una ricerca quanti-qualitativa con l’obiettivo di fotografare la situazione attuale e comprendere a che punto ci troviamo nel percorso verso un futuro sostenibile.
Dal “green” spontaneo a una visione più ampia
Quando si osservano le associazioni spontanee, emerge un dato evidente: la sostenibilità è ancora fortemente legata alla dimensione ambientale. Termini come ambientalismo, riciclo, ecologia e riduzione degli sprechi dominano l’immaginario immediato.
Questo indica che il “green” è ormai una base culturale consolidata: un prerequisito dato per acquisito.
Tuttavia, quando la riflessione viene stimolata, il significato si amplia in modo significativo. La sostenibilità viene associata a concetti più profondi e sistemici, come:
• la cura del futuro dei territori
• il sostegno all’economia locale
• l’educazione e lo sviluppo delle competenze
• la rigenerazione rispettosa dell’identità dei luoghi
• l’attenzione alle nuove generazioni
• la valorizzazione del patrimonio culturale e dei saperi
Questo passaggio dalla dimensione “top-of-mind” a quella “assistita” rivela uno spazio strategico fondamentale: esiste un insieme di significati già riconosciuti, ma non ancora pienamente attivati nella narrazione dominante.
La sostenibilità come ecosistema relazionale
La componente qualitativa della ricerca approfondisce questo scarto e ne chiarisce le ragioni.
La sostenibilità emerge come un vero e proprio ecosistema relazionale: non riguarda solo l’ambiente, ma la capacità di una comunità di durare nel tempo senza esaurire le proprie risorse sociali, culturali e umane.
In questo senso, la collaborazione, l’inclusione e l’aiuto reciproco non sono valori accessori, ma infrastrutture di resilienza.
Così come il riciclo riduce gli sprechi materiali, la coesione sociale riduce gli “sprechi relazionali”.
Inclusione ed equità come condizioni di stabilità
Un altro elemento chiave è il ruolo dell’equità. Una comunità non può essere sostenibile se il benessere è distribuito in modo diseguale.
Le disuguaglianze non vengono percepite solo come ingiuste, ma come fattori di fragilità sistemica. La sostenibilità, quindi, implica anche la capacità di garantire accesso, opportunità e protezione, evitando che la vulnerabilità individuale diventi debolezza collettiva.
Il territorio come infrastruttura sociale
La ricerca evidenzia anche un cambio di prospettiva sul territorio: non più semplice contesto fisico, ma attore attivo della sostenibilità.
I luoghi diventano sostenibili quando generano relazioni, appartenenza e responsabilità condivisa. La rigenerazione, ad esempio, è realmente efficace solo quando produce coesione sociale oltre al recupero materiale.
Al contrario, interventi percepiti come imposti o scollegati dal contesto rischiano di creare distanza e disaffezione.
Saperi e identità: ciò che rischiamo di perdere
Un tema particolarmente rilevante riguarda i mestieri artigianali e i saperi tradizionali.
La loro scomparsa non è vista solo come perdita economica, ma come erosione dell’identità culturale. Ogni bottega che chiude porta con sé un patrimonio di conoscenze, relazioni e significati.
La mancanza di ricambio generazionale rappresenta uno dei principali rischi: senza continuità, si interrompe una catena che tiene insieme passato, presente e futuro.
Tradizione e innovazione: una continuità evolutiva
Il rapporto con la tecnologia non è conflittuale, ma complementare. Gli strumenti digitali sono riconosciuti come utili per valorizzare e diffondere i saperi, ma non possono sostituire l’autenticità della manualità.
Da qui emerge una visione dinamica della tradizione: non conservazione statica, ma evoluzione coerente.
Sostenibilità come generazione di valore misurabile: un cambio di paradigma
La ricerca mostra con chiarezza che siamo in una fase di transizione: dalla sostenibilità intesa come riduzione dell’impatto negativo a una sostenibilità come capacità generativa. Non basta più “fare meno male”. Oggi sostenibilità significa creare valore durevole, rafforzare i territori, attivare comunità e costruire futuro.
Proprio da questa evoluzione nasce l’esigenza di tradurre la sostenibilità in modelli operativi concreti.
È grazie alla collaborazione con la Fondazione The Place of Wonders. che è stato possibile, attraverso un’attenta analisi delle attività e l’osservazione dei gap ancora presenti nelle realtà culturali e del terzo settore, dare origine a un modello applicativo empirico, attualmente in fase di studio. Il modello è pensato per supportare aziende, istituzioni e organizzazioni nell’implementazione di strategie di sostenibilità più integrate, territoriali e generative, traducendo i principali driver emersi in leve operative e misurabili e offrendo un riferimento concreto per progettare, orientare e valutare interventi capaci di generare valore durevole per le comunità.
