Chissà cosa direbbe oggi Peppino

Il contesto

Più di venti anni fa Virgilio.it, allora principale riferimento del Web italiano, lanciò una campagna pubblicitaria in TV, stampa e affissione, associata al claim il bello di Internet. Il soggetto fotografico inquadrava un personaggio che molti ancora oggi ricordano: Peppino. Chissà cosa direbbe oggi Peppino se gli chiedessimo cos’è il bello di Internet. La Rete di allora portava una promessa di apertura, neutralità, collaborazione e “democratizzazione” che per molti versi è stata disattesa. Forse Peppino era un idealista e non considerava che la Rete era destinata ad avvolgere tutto il mondo nei suoi nodi, mettendo in evidenza anche il brutto di Internet. In questi vent’anni si è costruito il sistema nervoso del globo e ora la Rete ci consegna una rappresentazione fedele di com’è davvero il mondo: una contraddizione, un casino, un indistricabile garbuglio di bellezza e miseria.

Esprimere un giudizio sulla realtà è un’attività che facciamo tutti i giorni, anche se non sempre la esplicitiamo. E’ un esercizio del pensiero che diventa concreto quando si assume una responsabilità educativa, in particolare verso i propri figli e i giovani in generale. Cos’è il bello del digitale? E quello che non vorresti, il brutto di Internet?

La ricerca

Un’indagine di Human Highway condotta su 6.000 intervistati negli ultimi 3 anni ha registrato le risposte spontanee alla domanda relativa al bello e al brutto del digitale. Le persone citano spesso dei brand e dei servizi online (es., Google o la Search), talvolta mettono in evidenza un fenomeno del digitale (es., i Social) e, in misura minore, segnalano una conseguenza del digitale nei comportamenti e negli atteggiamenti delle persone (per es., il Cyberbullismo).

Partiamo dal bello: un intervistato su dieci dichiara che non c’è nulla di bello online. In sei casi su dieci il bello è associato a un brand e in un altro caso su dieci a un fenomeno o a un servizio.

Non c’è niente di brutto online per due intervistati su dieci. Rispetto alla domanda sul bello, in questi casi si cita con maggior frequenza un fenomeno negativo piuttosto che un brand. Il brutto, insomma, è meno personificato dai brand rispetto al bello e il giudizio negativo è più spesso riferito ai fenomeni e agli atteggiamenti che emergono con il digitale.

Il 73,5% delle citazioni di bello e brutto sono classificabili in nove categorie. Le categorie comprendono ogni tipo di citazione, ovvero i nomi di brand, fenomeni, comportamenti e servizi.

L’eCommerce è la categoria più citata in riferimento al bello del digitale: in questo gruppo troviamo i brand dei merchant più popolari e i servizi (es., Click & Collect o la spesa a casa). La disponibilità delle informazioni genera la seconda categoria più apprezzata: brand e servizi che consentono di conoscere, orientarsi, trovare opportunità ed essere informati sull’attualità.

I Social Network formano il gruppo di brand e servizi più citato in associazione al brutto del digitale. La stessa categoria è presente anche nel bello, ma in misura minore e il saldo è quindi negativo. La seconda categoria riferita al brutto (Fake & truffe) è composta in larga parte da citazioni negative di fenomeni, atteggiamenti e comportamenti online, non da brand.

Le categorie più apprezzate che denigrate sono l’online banking, l’eCommerce, la Socialità e i Brand tecnologici. La Socialità è diversa dai Social: quest’ultima comprende i nomi dei maggiori Social Network mentre la Socialità racchiude le citazioni di servizi e strumenti che consentono alle persone di interagire tra loro (es., messaggistica, video call, dating, partecipazione etc.).

I Brand tecnologici (hardware, connettività, servizi cloud etc.) sono più spesso citati in relazione al bello che al brutto e sono un indice della buona reputazione che contraddistingue la categoria.

Le conclusioni

In definitiva, il giudizio sulla trasformazione digitale rimane ampiamente positivo. Il volume di citazioni riferite al bello di Internet supera del 50% quelle riferite al brutto. Le citazioni dei maggior brand (ovviamente i FAANG più altri dell’eCommerce e dell’hardware) tendono invece a polarizzarsi su uno dei due estremi: mentre alcuni brand non appaiono cattivi, anzi, altri sono appesantiti da un giudizio negativo piuttosto severo.

E’ possibile che questo ne determini il successo nel lungo periodo. Chissà cosa dirà Peppino nel 2041.