News Sharing Trends nel 2011

2012-01-05

All’inizio di un nuovo anno è sempre tempo di bilanci.
Anche lo storico dei dati prodotti da UAC Meter è sufficientemente esteso (8 settimane nel 2011) da consentire un’analisi di trend e mettere in evidenza le tendenze riscontrate negli ultimi due mesi dell’anno.Numero di articoli misurati per giorno
Partiamo dall’offerta quotidiana delle testate sotto osservazione: il numero di articoli misurati dal meter ogni giorno è sostanzialmente costante. La media di 1.305 articoli per giorno è sistematicamente superiore nei giorni feriali e inferiore nei weekend, con un picco di 1.680 pezzi l’8 novembre (giorno dell’annuncio delle dimissioni del premier Berlusconi) e un minimo di 557 il giorno di Natale.
Un trend diverso – e ben preciso – si può invece osservare per il numero complessivo di Sharing Acts (somma di Facebook Likes, Tweets e +1 su Google+).

Numero di Sharing Acts per giorno

Qui la tendenza è verso un deciso calo, da un valore superiore ai 200mila SA nei primi giorni di novembre, ai 150mila di metà dicembre fino a scendere sotto i 100mila di fine anno. E’ presto per dire che questo trend sia indicativo di una progressiva disaffezione alla socializzazione delle news online. Novembre è stato un mese senza vacanze e denso di suspense mediatica (dimissioni del governo Berlusconi, crisi dei debiti sovrani, nuovo governo Monti) mentre Dicembre è per metà composto da giorni di festa e vacanza. Con Gennaio vedremo se la ripartenza del ritmo abituale di fruizione della Rete riporterà il numero di SA ai livelli di Novembre.

Il secondo trend evidente è dato dal numero di Tweets a confronto con il totale degli Sharing Acts: la componente di Twitter è in crescita a partire da fine novembre e raggiunge i massimi verso fine anno. In altre parole, se in Novembre i Tweets contribuivano solo al 3% del totale degli SA, in dicembre superano quasi sempre il doppio di questo livello. Quindi Twitter in crescita? Possiamo pensare che questo canale stia acquistando peso nell’amplificazione dei contenuti editoriali in Rete? No, non sembra ancora così.Percentuale di Tweets sul totale degli Sharing Acts per giorno
Un’analisi più attenta mostra che al calare del numero di SA aumenta il peso di Twitter. La correlazione tra il numero di SA e il numero di Tweets per giorno è significativa e risulta pari a -0,81. La spiegazione più plausibile è nel fatto che l’attività di amplificazione prodotta da Twitter è più stabile di quella prodotta da Facebook (vero dominatore del fenomeno). Quando sale il numero di SA questo è in larga parte prodotto dai Likes su Facebook mentre i Tweets rimangono costanti. Quando l’amplificazione della Rete scende, ciò si deve in gran parte al minor numero di Facebook Likes mentre i Tweets rimangono sostanzialmente della stessa entità (intorno ai 7.500 al giorno).
Possiamo ipotizzare una prima conclusione: l’amplificazione prodotta da Twitter è un più stabile nel tempo e indipendente dalla portata degli eventi mediatici, quella su Facebook è più “umorale” e segue con maggior coinvolgimento le vicende dell’attualità. Ne capiremo di più man mano che potremo analizzare i dati su scale di tempo più lunghe.
Infine, l’aggregazione dei dati per testata offre la possibilità di produrre una mappa di affinità testate con Twitter e Facebook. Qui a fianco vedi una rappresentazione del fenomeno in tre dimensioni: la dimensione delle bolle è pari al numero complessivo di Sharing Acts prodotti sulla testata nel periodo considerato (dall’8 novembre al 31 dicembre). Per darti un’idea, su Repubblica.it ci sono stati 2,2 milioni di SA, su Corriere.it 1,6 milioni.

Mappa di affinità con Twitter e Facebook

Sull’asse orizzontale trovi il numero medio di Facebook Likes per articolo mentre su quello verticale vedi il numero medio di Tweets per articolo. Alcune testate mostrano di avere maggiore affinità con Twitter piuttosto che con Facebook. Sono quelle in alto e sinistra: Sky, Wired, Il Post, Linkiesta. I grandi quotidiani tradizionalmente cartacei rimangono nella media, con la leadership de Il Fatto Quotidiano sia in termini di Tweets che di Facebook Likes per articolo.

E Google Plus? Sempre sotto l’1% degli Sharing Acts e nessun trend crescente.
Lasciamo passare Gennaio e poi vediamo cos’è cambiato: il fenomeno dello User Amplified Content (UAC) è solo all’inizio della sua evoluzione.




La condivisione sociale delle notizie dei quotidiani

2011-12-03

Nei 23 giorni di attività durante il mese di Novembre, UAC Meter ha conteggiato quasi 4 milioni di azioni di condivisione delle notizie dei quotidiani online italiani. Si tratta in gran parte (oltre il 98%) di “Like” su Facebook e solo in misura minore (poco più dell’1%) di segnalazioni della notizia su Twitter. I Plus su Google+ rappresentano lo 0,25% delle segnalazioni complessive.Numero di Like giornalieri in Novembre raccolti da articoli pubblicati sui Quotidiani online e sui News Websites
La media di Like per giorno sugli articoli dei principali quotidiani online (cioè quotidiani che hanno anche un’edizione cartacea) si attesta a 165 mila con il record il 333 mila il 30 novembre. Per i siti d’informazione che non hanno analoga edizione cartacea (News Websites) i numeri sono inferiori: media di 33 mila Like per giorno con un picco il 20 Novembre a 55.800. Sommando le segnalazioni prodotte sugli articoli dei quotidiani e su quelle dei siti d’informazione arriviamo alla stima di 6 milioni di Like nell’intero mese.

Esiste una precisa correlazione tra il numero di lettori del giorno medio e il numero di Like raccolti da una testata ma si notano alcune eccezioni significative. Per esempio, quella de Il Fatto Quotidiano, una testata capace di convertire più di altre l’attenzione dei propri lettori in Like e quindi di diffondere il proprio contenuto con maggior efficacia sui Social Networks.Elenco dei 10 articoli dei quotidiani online che hanno raccolto il maggior numero di segnalazioni sui Social Networks
Le dieci notizie dei quotidiani più condivise in Novembre sono mostrate qui a fianco. UAC Meter ne ha rilevate e misurate quasi 20mila nei 23 giorni di esercizio. La media dei Like su tutte le notizie monitorate è pari 204 ma solo 808 di queste (il 4,2% del totale) raggiungono e superano i 1.000 Like mentre tre su quattro non arrivano ai 100 Like. Prendendo invece gli articoli pubblicati dai News Websites la media dei Like per articolo scende a 54 e il 90% degli articoli non arriva a raccogliere 100 Like. In questo gruppo sale l’incidenza delle segnalazioni su Twitter (1,8% a fronte dell’1,1% dei quotidiani).

Il fenomeno ha un’elevata concentrazione: il 2,5% delle notizie produce il 50% dei Like e il restante 97,5% degli articoli si divide l’altra metà delle condivisioni. Solo poche notizie, quindi, appaiono capaci di imporsi al pubblico come degne di interesse per lo sharing sociale.Elenco dei 10 articoli dei quotidiani online che hanno raccolto il maggior numero di segnalazioni sui Social Networks
Altro dato interessante riguarda il contenuto degli articoli più segnalati sui Quotidiani Online e sui News Websites: considerando i primi dieci di ciascun gruppo non si trova neanche un duplicato. Le notizie più popolari sui quotidiani non sono quelle dei siti di news, un risultato da approfondire meglio in futuro e che suggerisce la conclusione che i comportamenti di fruizione degli utenti siano decisamente diversi nei due gruppi di editori.

Puoi prelevare qui un estratto dei dati di UAC Meter di Novembre,  in format MS Excel.




“I Like” della settimana nelle news del Web

2011-11-15

Giorni intensi quelli passati, in termini mediatici. La crisi di governo ha catturato l’attenzione dei media e le conversazioni online si sono concentrate sugli eventi dell’attualità politica. In questi casi la partecipazione è intensa, l’emozione forte, le posizioni diventano nette e tutti hanno un’opinione da supportare con analisi e argomentazioni. Quindi, nulla di meglio che citare un articolo in cui ci si riconosce.
Questo fenomeno è ben rappresentato dal numero di “Like” che gli articoli dei quotidiani online hanno raccolto nei giorni recenti. Se in condizioni normali i valori di Like per gli articoli più popolari sono nell’ordine di qualche migliaio, negli ultimi giorni siamo arrivati vicini ai 10.000 e un articolo in particolare ne ha raccolti più di 30.000 nel giro di meno di 48 ore. Si tratta del pezzo “E’ stato bello” di Marco Travaglio, il killer article dell’informazione online di questi giorni. L’articolo di Travaglio ha raccolto un’enorme attenzione e prodotto altrettanta amplificazione. L’attenzione è stata in una prima fase generata dalla comparsa dell’articolo in homepage de Il Fatto Quotidiano.

In una fase successiva lettori e Like sono arrivati sul pezzo cliccando sulle migliaia di link distribuiti sui social networks (Facebook in particolare), fenomeno che ha a sua volta aumentato il numero di Like, richiamando altre persone sulla pagina. Una reazione a catena, spontanea ed esplosiva, che si è autoalimentata per più di 48 ore, come si vede dal grafico qui a sinistra.
Benvenuti nell’era dell’informazione partecipata e amplificata dagli utenti: lo User Generated Content sarà sempre di pochi. Editori e lettori insieme alimentano invece la nuova dinamica di diffusione delle notizie, lo User Amplified Content, il nuovo fenomeno di massa nell’informazione. In questo senso la Rete sarà un mass medium.




Analisi dell’audience della prima puntata di Servizio Pubblico

2011-11-08

Servizio Pubblico è stato seguito, live o in differita da almeno 5,3 milioni di italiani dotati di una connessione Internet. L’audience live del programma di Santoro del 3 Novembre è infatti stata di 3,7 milioni di persone, a cui si aggiungono 1,6 milioni di individui esposti ai contenuti video del programma nei giorni successivi, tramite la ripresa sul Web e in TV.

Groupm e Human Highway tornano così a studiare l’evoluzione del consumo di video (in particolare Social & Catch-up TV) con la misura di uno dei principali eventi mediatici dei giorni scorsi, “Servizio Pubblico” di Michele Santoro. L’indagine ad hoc è stata condotta nei giorni successivi alla trasmissione su un campione di 1000 casi rappresentativi dei 26 milioni di individui sopra i 15 anni attualmente presenti in Rete.

A differenza della precedente esperienza di Santoro con Raiperunanotte, nel caso di Servizio Pubblico il Web ha giocato il ruolo di canale distributivo principale: l’utenza Internet ha seguito la trasmissione preferendo il collegamento in streaming (1,94 milioni) alla TV (1,86 milioni, considerando sia Sky che le TV locali). La bassa duplicazione tra Web e TV (2%) conferma la maturità di Internet come schermo alternativo al televisore.

Notevole il seguito della prima puntata di Servizio Pubblico sui social network, in particolare su Facebook (di oltre sette volte più popolare di Twitter in questo contesto). Oltre 800mila persone dichiarano di avere interagito con contenuti relativi ai temi della puntata su Facebook (lettura, commenti, likes) e quasi 200mila individui precisano di aver prodotto loro stessi del contenuto con post personali e la partecipazione ai sondaggi proposti in trasmissione.

I numeri della ricerca rappresentano un’ulteriore conferma del fatto che il successo di un evento mediatico si misura sempre di più sulla possibilità di scegliere una fruizione

  1. su più piattaforme
  2. anche dopo la sua messa in onda (Catch up tv)
  3. in condivisione attiva con il proprio network (Social TV)

evidenziando i vantaggi reciproci che TV e Internet possono ottenere attraverso la convergenza dei rispettivi pubblici sugli stessi contenuti e attraverso la complementarietà/divergenza delle piattaforme di fruizione, in momenti, luoghi e modalità d’uso differenti.

Il Rapporto di sintesi della ricerca è disponibile su Slideshare




La privacy ai tempi del social

2011-10-14

Secondo alcuni filosofi e sociologi, a fondamento di ogni società umana c’è un patto tra governanti e governati: il contratto sociale. Attraverso questo patto si pone fine allo stato di natura e inizia l’era dello stato sociale e politico. Il patto si basa su doveri reciproci: i governati cedono una quota della propria libertà ai governanti che, da parte loro, devono assicurare stabilità e sicurezza a tutta la collettività.

In questa propsettiva, lo scambio di informazione tra gli utenti e i siti Web rappresenta una riedizione del patto e un’evoluzione del concetto di stato sociale e geografico. Come dalla limitazione della libertà personale è nato lo stato politico, dalla limitazione della privacy (anonimato) personale nasce la società dell’informazione.
L’accettazione della limitazione personale sulla Rete è un atto volontario, prodotto consapevolmente allo scopo di acquisire informazione rilevante, servizi di valore, partecipazione e intrattenimento. Più che volontario si potrebbe dire naturale, implicito nella natura delle interazioni in Rete. Immaginare oggi di girare per la Rete senza cookie, senza mai dire nulla di sé o dare un recapito eMail o fonire alcun dato anagrafico ci riporterebbe indietro al Web di 15 anni fa che era pur sempre bellissimo ma un po’ più povero e noioso di quello di oggi.

Ecco quindi il nuovo contratto sociale nella forma di un baratto informativo: rinuncio volentieri all’anonimato (privacy) per ottenere servizi, relazioni e informazione su misura (anche quella pubblicitaria). Così acquisisco lo status di cittadino della società dell’informazione e la Rete diventa un’estensione dell’ambiente di relazioni in cui vivo. In questa dinamica si annida qualche problema? Senz’altro, come avviene in ogni realtà che attraversa un profondo cambiamento.

La ricerca svolta da Human Highway per MagNews mostra che il baratto informativo tra gli utenti Internet italiani è lucidamente accettato e molto spesso tollerato. Come diceva Zuckerberg all’inizio del 2010: “Ormai gli utenti condividono senza problemi le informazioni personali online. Le norme sociali cambiano nel tempo. E così è anche per la privacy“.

Il Report completo della ricerca è disponibile sul sito di MagNews.




Il rapporto tra gli italiani e il patrimonio culturale del paese

2011-10-07

In occasione del lancio della campagna del FAI “Ricordati di salvare l’Italia”, Human Highway ha condotto un’indagine sul rapporto tra gli italiani e il patrimonio culturale del paese.
I risultati della ricerca, svolta su un campione di 1.275 individui tra 18 e 64 anni, sono stati discussi a Roma il 3 Ottobre 2011 in occasione della conferenza stampa di presentazione della campagna.

Le icone del patrimonio artistico e naturalistico italiano:

  • il pensiero del bello che ci circonda va in primo luogo al patrimonio artistico (in due casi su tre) e poi a quello naturalistico (un caso su quattro).
  • Una quota marginale di rispondenti lega il patrimonio italiano a categorie meno convenzionali (piatti tipici, eccellenze dell’industria, cultura popolare etc.)
  • nel ranking di Top of Mind del patrimonio artistico troviamo ai primi posti i luoghi simbolo del paese, le “cartoline d’Italia”: Colosseo, Fontana di Trevi, Torre di Pisa. Edifici non religiosi e monumenti raccolgono il 33% della prima citazione spontanea, seguiti dalle chiese (9,5%), le città e i borghi (6,2%) e particolari luoghi delle città (5,8%).
  • Con percentuali inferiori compaiono i luoghi della natura: il mare (3,6%), le Dolomiti (2,1%), le coste più famose, le montagne e i parchi naturali.
  • Nella citazione Top of Mind le donne si dimostrano più attente ai particolari e meno iconiche degli uomini: questi citano con maggior frequenza i luoghi simbolo mentre il catalogo di citazione delle donne è più ampio e meno scontato.
  • Nel confronto di genere si nota che negli uomini prevalgono le citazioni della montagna e delle eccellenze non artistiche (industria, cucina)
  • Al crescere del livello di istruzione diminuiscono le citazioni dei luoghi “cartolina” e aumentano quelle relative alle bellezze naturalistiche del Paese.

Il legame affettivo con il patrimonio artistico e naturalistico italiano è molto forte e radicato:

  • La prima sensazione suscitata dall’idea di perdere il proprio luogo simbolo del patrimonio italiano, naturalistico o artistico, è di forte ingiustizia.
  • Emergono quindi due sfere molto distinte legate alla tipologia di luogo che si è detto di amare: per i luoghi dell’arte è forte il valore sentimentale («Come se avessi perso un oggetto di famiglia»), la sensazione di sentirsi defraudato e senza la perdita di storia e cultura (impoverimento del capitale sociale). Il legame con i luoghi della natura, invece, è più intimo: nel caso di perdita del patrimonio naturale entrano in gioco la tristezza e la solitudine («Come se fosse venuta a mancare una persona cara»)
  • La rabbia come risposta alla perdita del patrimonio di bellezza è un sentimento tipico e prevalente nei giovani e tende a scendere al salire dell’età (e anche del grado di istruzione). Al crescere dell’età, infatti, comincia a prevalere la desolazione e lo scoramento, indice di una maggior consapevolezza che la bellezza che ci circonda è un bene prezioso, sia per il benessere sociale che per gli aspetti economici e culturali che vi sono connessi

Il patrimonio italiano e la sua tutela:

  • Della tutela del patrimonio italiano se ne deve occupare lo Stato (57%) e gli enti locali (52%), ma anche ognuno di noi (47%). Emerge in maniera evidente questa necessità di partecipare tutti affinché se ne possano vedere i benefici.
  • L’interesse per la tutela del patrimonio italiano è elevato. Per esempio, il 73% dichiara di ricordare bene il crollo di Pompei del 2010 e solo l’8% del campione ne ignora la storia. Il riferimento al caso concreto del crollo di Pompei conferma le sensazioni raccolte nelle dichiarazioni ipotetiche sulla scomparsa dei luoghi cari: alla vicenda di Pompei si legano reazioni di rabbia, dolore, delusione, tristezza oltre all’emergere di una nuova dimensione, l’imbarazzo per l’accaduto.
  • Più del 40% dei rispondenti crede che il patrimonio italiano attualmente si trovi in uno stato non accettabile (viceversa, per il 18% si trova in buono stato).

Agire per tutelare il patrimonio e aumentare il proprio benessere:

I rispondenti concordano sul fatto che vedere un bel paesaggio o una bella opera d’arte renda più felici, prendersi cura delle cose belle che ci circondano aumenta il benessere di tutti, e che bisogna tutelare il patrimonio italiano come uno dei migliori investimenti sul futuro. E ancora è altissimo l’accordo sul fatto che se non tuteliamo il patrimonio italiano sarà impossibile poi ricreare le bellezze perdute; bisogna salvaguardare il patrimonio per le future generazioni.
La bellezza dell’ambiente che ci circonda influisce sul benessere della vita quotidiana. Questo è vero soprattutto per chi vive al Centro/Nord, per le donne, per chi è più adulto e più istruito.
La tutela del patrimonio artistico e naturalistico è quindi fondamentale per il benessere quotidiano. Sull’importanza della tutela sono più convinti al Centro/Sud (forse luoghi meno curati, dove si vive di più l’abbandono) e in questo caso non vi è differenza a livello culturale, è un pensiero condiviso.
Un rispondente su 3 fa un appello spontaneo e diretto: bisogna agire subito per salvaguardare il patrimonio italiano!




Il ruolo del Web nella scelta di acquisto dei prodotti turistici

2011-08-03

E’ tempo di vacanze e la scelta della meta, l’organizzazione del viaggio, il luogo della permanenza assorbono il tempo di molti italiani. Certo, non di tutti. C’è una parte consistente, pari a circa un terzo degli italiani, che vuole vivere almeno una parte delle proprie vacanze alla scoperta di nuovi luoghi: vacanze itineranti, viaggi all’estero, nuove mete. Per queste persone è fondamentale trovare le informazioni giuste, ottenere consigli da chi ci è già stato e verificare le diverse possibilità per pianificare il viaggio.



Chi ha famigliarità con il Web, e ormai in Italia è un individuo maggiorenne su due, non ha esitazioni: Internet è la fonte principale di ricerca, orientamento e scelta finale della soluzione migliore. Anche se la transazione si conclude nel modo più classico e tradizionale, per esempio in un’agenzia di viaggi vicino a casa, la scrematura delle diverse possibilità e l’identificazione di quelle giuste avvengono in gran parte grazie agli strumenti della Rete.

Human Highway ha analizzato il processo di acquisto di prodotti turistici prendendo in considerazione un campione di 1.500 rispondenti a una ricerca condotta online, su un campione rappresentativo dei 24,2 milioni di italiani maggiorenni che si collegano ogni settimana alla Rete Internet. I prodotti presi in esame non comprendono la componente del solo trasporto, quali biglietti di navi, treni e aerei, ma solo prenotazioni alberghiere, villaggi, pacchetti vacanze e altri servizi turistici.

Gli individui che hanno acquistato almeno uno di questi servizi negli ultimi tre mesi sono 9,7 milioni. Due individui su tre, per un totale di 6,6 milioni di individui, hanno concluso l’acquisto sul canale tradizionale, 3 milioni lo hanno invece fatto online. Un segmento più ridotto, 600mila individui, ha acquistato nelle due modalità, sia online che in modo tradizionale.

Prendiamo in esame i 3,1 milioni di acquirenti online di prodotti turistici: come giungono a concludere la transazione? Solo il 40% di loro ha le idee chiare in partenza: sa già cosa vuole acquistare e ricorre all’online per finalizzare l’acquisto. Il restante 60% deve ricorrere all’online per trovare le diverse opzioni e scegliere la migliore offerta.

In quasi metà dei casi le persone si rivolgono alle community dedicate al turismo, nelle quali è possibile trovare recensioni e racconti delle esperienze di chi è già stato in determinati luoghi. La “componente social” nell’orientamento d’acquisto di prodotti turistici è molto forte e tra le diverse categorie di prodotti esaminati è seconda solo ai prodotti assicurativi. Google, motori di comparazione di prezzo ei siti dei possibili fornitori sono gli altri servizi di orientamento più utilizzati.

Generalmente, i servizi più popolari sono anche quelli giudicati più utili ma vi sono alcune interessanti deviazioni rispetto alla media. Per esempio, ai siti specializzati sul turismo vi ricorrono meno persone rispetto alle community di valutazione ma l’influenza di questi siti risulta maggiore nel determinare la decisione finale. Uscendo dal territorio dell’online, lo stesso si può dire per le riviste cartacee specializzate: consultate da poche persone, relativamente agli altri servizi, ma molto influenti nella decisione d’acquisto online.

Mappa di utilizzo e rilevanza dei diversi servizi di orientamento all'acquisto di prodotti turistici. I colori indicano la tipologia del servizio
Considerando tutti i servizi di orientamento online, il 38% degli acquirenti online di prodotti di viaggi e turismo ritiene che l’online sia stato un veicolo di decisione fondamentale per l’acquisto.

Tra gli acquirenti di prodotti di viaggio e turismo sul canale tradizionale la situazione cambia in modo radicale. In questo caso la quota di indecisi prima dell’acquisto si riduce al 31% e, di conseguenza, il ricorso agli strumenti di orientamento all’acquisto, sia online che tradizionali, si fa meno frequente.
In questo segmento di acquirenti tradizionali appare fondamentale la funzione del punto vendita (negozio, agenzia di viaggi) e tuttavia l’online mantiene un ruolo centrale nel processo di acquisto: in particolare i motori di ricerca generalisti (Google), i motori specializzati e, più importanti di tutti, i siti dei fornitori dei prodotti turistici, a cui si rivolge direttamente un acquirente su tre.




Una nuova stagione per il gioco online

2011-07-18

Nel giorno in cui in Italia diventa legale il gioco del Poker online a soldi veri (poker cash game), Human Highway e Doxa anticipano alcuni risultati di Game in Italy, la quinta edizione della ricerca annuale sul gioco online.

Il numero di giocatori di poker online attivi in Italia negli ultimi tre mesi è pari a 770mila, leggermente in calo (-10%) rispetto alla rilevazione dello scorso anno. Si tratta di individui maggiorenni che giocano a poker con denaro, principalmente nelle modalità Sit&Go (50% dei giocatori) e nei tornei con premi in denaro (43%). Il calo dei numeri dei giocatori si accompagna a quello dei volumi di gioco che, nel corso dei primi 5 mesi dell’anno, ha visto una contrazione del 7% passando da 1,4 miliardi del 2010 agli 1,3 del 2011. In generale, tutto il mercato del gioco a distanza negli ultimi mesi è risultato stagnante, in attesa delle novità di palinsesto introdotte da Aams che, oltre al poker, prevedono la regolarizzazione di diversi Casinò games.

Il poker cash game potrà quindi rilanciare il mercato del gioco online, anche se rimane da capire l’entità delle novità sul numero di giocatori e sui volumi di gioco.

L’analisi di Game in Italy indica che un segmento pari a circa 150mila individui ha già fatto esperienza negli ultimi tre mesi di poker cash game su siti offshore, al di fuori del perimetro italiano. Una cifra simile riguarda i giocatori di Casinò online che da oggi potranno rimanere sui siti italiani per svolgere l’attività di gioco. Questi individui costituiscono il segmento degli early adopters delle novità introdotte dal nuovo palinsesto e daranno presto riscontro sulle potenzialità di queste nuove forme di gioco.

L’edizione 2011 della ricerca G@me in Italy sarà disponibile dalla fine di Luglio. Per maggiori informazioni: www.gameinitaly.com




Ma quanti cookie ci sono sulla Rete italiana?

2011-07-13

Penetrazione dei device di collegamento a Internet tra gli utenti Internet italiani settimanali La domanda non è una semplice curiosità perché spesso si confondono cookie e individui, prendendo il conteggio dei primi come valida approssimazione del numero di utenti. Questa associazione in realtà è valida solo per periodi di tempo molto brevi, paragonabili alla durata media di una sessione di collegamento al Web. Ma per periodi più lunghi, giorni, settimane o mesi, la corrispondenza si perde quasi subito.

E non solo per via del fatto che ci sono più device per individuo, come vedi nel grafico qui a fianco. Ma anche perché ci sono più individui per device (caso tipico il computer fisso a casa, da cui accedono più di due terzi degli utenti Internet). Quando un device è condiviso ci possono essere più individui per cookie e chi vede passare lo stesso cookie su un sito non sa in realtà quanti e quali individui vi sono associati. Inoltre, la diffusione dei device mobili genera la conseguenza che a più device (cioè a diversi cookies) è associato il medesimo individuo: questo, tuttavia, è vero per device personali come smartphone/iPhone ma molto meno per iPad e Tablet, oggetti che mantengono un profilo più famigliare che personale.

Utilizzo dei diversi browser da parte dell'utenza Internet italiana (accesso almeno settimanale) A complicare le cose si aggiunge la tendenza crescente a utilizzare più browser per device, in particolare sui personal computer, fissi o mobili. Gli utenti Internet hanno imparato a usare browser diversi per diverse funzioni e motivazioni di utilizzo (con un browser faccio certe cose, con un altro ne faccio altre). Diversi browser si presentano con diversi cookies ma non è dato sapere quanti e quali utenti vi sono associati.

In definitiva, quanti cookie ci sono sulla Rete italiana? L’analisi dei dati prodotta dalle risposte di un campione di 1.000 utenti settimanali ci porta a concludere che nell’arco di una settimana siano 2. Questo senza tenere conto della cancellazione dei cookie e limitatamente ai sette giorni di rilevazione.

Un conforto da questa stima viene da Google Ad Planner: la stima di Google su siti molto popolari (Facebook, Youtube) indica 2,8 cookie per individuo su base mensile.

Insomma, tra 2 e 3 cookie per utente: in Italia ci sono più cookie che abitanti.